Un quarto d`ora di pausa prima di intervenire all`incontro coni
sindaci che vogliano capire di federalismo. Sono in 200 ad
aspettarlo ma il ministro Calderoli si concede una pausa di un
quarto d`ora. Nel cortile del palazzo della Provincia dove padrona
di casa è la compagna Gianna Gancia. L`abbigliamento è da primavera
romana. Poco adatto ai dieci gradi di Cuneo, con la neve ancora
alle porte. Sull`iPhone scorre le agenzie. Mai tanti immigrati in
Italia.
«Clandestini. E devono tornarsene a casa. Altro che 1700 euro di
premio.Diventerebbe la fonte principale di reddito per la Tunisia.
Li si rimandi a casa e basta. Sennò questi organizzano i viaggi per
ritirare il bonus».
Ma c`è una questione umanitaria.
«Ce ne sono mille di questioni in queste settimane. Noi dobbiamo
rispettare la risoluzione dell`Onu, non andare oltre. È un momento
drammatico. Siamo in una crisi economica mondiale, c`è stato il
terremoto in Giappone di cui non abbiamo ancora percepito in pieno
le conseguenze, anche economiche, che colpiranno tutto il mondo,
anche noi. E ora le rivolte».
Non si doveva intervenire? «Mancava chiarezza
di idee. E chiaro che non possiamo condividere l`interventismo dei
francesi. Ognuno per-proprio conto. Per questo siamo per il co
ordinamento unico della Nato per il rispetto della no fly
zone».
Governo diviso. «Il governo tiene. Se guardate
i sondaggi è chiaro che in un clima del genere non c`è un solo
governo europeo che ha cresciuto i consensi tra gli elettori. Ma il
nostro è solido e continua a lavorare. Sul federalismo stiamo
concretizzando quanto promesso, malgrado le mille difficoltà in più
per i numeri risicati. Avevamo indicato la soglia minima dei 330, o
in caso contrario tornare al voto. Berlusconi ha garantito che
avrebbe ritrovato la maggioranza dopo la questione Fini. E l`ha
fatto».
Che dice il popolo leghista di questa campagna acquisti
di parlamentari? «Non applaudiamo chi cambia casacca. Ma è
sempre accaduto. In tutte le legislature. Con gruppi che si
formano, che cercano di diventare determinanti. Che ondeggiano.
D`altronde non c`è l`obbligo per il parlamentare di restare fedele
alla coalizione. Fosse per me lo imporrei. Vieni eletto con quel
partito, se cambi idea te ne vai, non passi dall'altra parte. E`
che qui sono di più quelli che se ne sono andati di quelli che
hanno aderito alla maggioranza. Con questi numeri tutto è più
complicato. Siamo in parità in troppe commissioni. Un percorso in
salita per il federalismo come per ogni riforma. Ma ci sono anche
aspetti positivi».
Ovvero? «Si è costretti a discutere, a un
coinvolgimento. Il confronto fa bene, se non è finalizzato a
bloccare le riforme. Anche la Costituzione prevede che ci vogliano
i due terzi del Parlamento perle riforme della carta. Sul fede
ralismo c`è un`apertura del Pd. Staremo a vedere. Ero e resto
ottimista».
Basterebbe cambiare la sua legge elettorale, quella che
definì «Porcellum»? «Poteva farlo il centrosinistra. Ma
nessuno ha mai davvero voluto cambiarla, né ci stannopensando ora a
farlo. Piace troppo ai segretari dei partiti. La vollero Follini e
Casini, Fini e Berlusconi e con i paletti che diedero era il
massimo ottenibile. Ma andavano cambiati i collegi premiando
davvero i candidati che prendono più voti. Come in Spagna».
Quindi il governo regge e non cambia. Nessun
rimpasto? «Ne ho letto solo sui giornali. In argomento
c`era solo l`uscita di Bondi. Noi avevamo avanzato richieste
sull`Agricoltura che ci interessa, è il nostro mondo. Per ora va
così, ma non esiste rimpasto in agenda».
Neppure tra i sottosegretari? «Rispetto al
governo Prodi abbiamo diminuito di quaranta il numero dei
sottosegretari. E` che a volte non bastano. Io mi sono trovato
nell`assurda situazione di avere dieci commissioni diverse nella
stessa giornata, dove il governo dev`essere presente. Impossibile
seguirle tutte. Ci servono più uomini che abbiano la delega del
ministro».
Quanti? «Cinque sottosegretari in più».
A quando i risultati veri sul federalismo? «Ci
siamo. Vedrete che, malgrado la crisi, chi è sul territorio avrà
più risorse senza aumentare le tasse. Anche se ci sono ancora tante
cose da fare. Una di cui si parla poco: la revisione della Tarsu.
Ci sono tremila Comuni che la applicano come tassa aggiuntiva.
Dovrebbe servire a pagare il servizio e non diventare una tassa
mascherata.
Gianni Martini