Ministro Roberto Calderoli, giovedì in consiglio dei
ministri la Lega non ha votato il decreto rifiuti. Oggi (ieri per
chi legge, ndr) il presidente Napolitano lo ha giudicato «non
risolutivo» chiedendo un nuovo intervento al governo. Per voi cosa
si può fare?
«Non credo che la richiesta del capo dello Stato fosse
rivolta alla Lega, che quel decreto non lo ha sottoscritto, ma a
chi ha la competenza costituzionale sui rifiuti, ovvero comune,
provincia e regione. Comunque l´unico intervento risolutivo può
essere quello di stampo europeo secondo il quale ognuno risolve i
problemi a casa propria. Che scavino i buchi e facciano le
discariche e i termovalorizzatori come nel resto del mondo. Napoli
non può rappresentare un´eccezione alle regole, deve fare le stesse
cose che sa fare anche il comune più piccolo. Non è possibile
trattare una questione ferma da anni in modo emergenziale, va
risolta in modo strutturale».
Facile a dirsi, difficile a farsi.
«E allora che si tengano la spazzatura. Io comunque se
comune, provincia, regione e Stato me lo chiedono sono disponibile
ad andare a fare il commissario per l´immondizia a Napoli. Tanto
tutto quello che dovevo fare nella vita l´ho fatto e anche se mi
ammazzano non ho problemi. Però sappiano che io a Napoli ci vado
armato e non porgo l´altra guancia. Vado lì e faccio i buchi,
faccio i termovalorizzatori. Punto. Se poi arriva la Camorra e
spara, sparo anch´io. Vediamo chi resta in piedi. E se non riesco a
fare i termovalorizzatori tiro fuori i lanciafiamme così libero le
strade. Comunque non ho tutelato solo gli interessi del Nord, ma
anche quelli dei napoletani che altrimenti avrebbero dovuto pagare
in bolletta lo smaltimento dei rifiuti resi speciali nell´interesse
della Camorra e della ´Ndrangheta. Il nostro obiettivo era non solo
impedire che nelle nostre regioni arrivasse la spazzatura altrui,
ma anche evitare che i napoletani venissero fregati. Adesso forse
avranno capito che le chiacchere di De Magistris non portano a
nulla e che la differenziata è un´utopia. Il problema di Napoli non
è il decreto, ma chi ha negato i termovalorizzatori e le
discariche».
Sui rifiuti è stato chiarissimo. Nelle ultime 24 ore c´è
stata anche l´elezione di Alfano a segretario del Pdl: come
cambiano i rapporti tra le forze di governo?
«Francamente sono cose che non mi interessano. Per noi non
cambia nulla anche perché non parliamo di decisioni interne ad un
altro partito. Al massimo ad Alfano posso chiedere di garantire la
presenza dei suoi deputati in aula così non andiamo più sotto come
l´altro giorno».
Dopo la manovra i rapporti tra Lega e Pdl sono più
saldi?
«La manovra è un passo. Molte cose che noi chiedevamo sono
state accolte, come la revisione del Patto di stabilità dei comuni.
Altre no. Ad esempio sono infuriato perché la mia proposta sul
taglio delle bollette, un punto richiesto a Pontida, era stata
accolto da Tremonti ma poi la Prestigiacomo e Romani, con il
successivo appoggio di Berlusconi, l´hanno fatta togliere. Sono 6,5
miliardi dei cittadini che vanno in bolletta sotto forma di
incentivi e finiscono nelle tasche dei produttori. Nel 2020
diventeranno addirittura 12. Sono soldi che avrei lasciato in tasca
alla gente se no qui la ripresa non arriva più».
Tornerà sul punto?
«Sarà uno degli emendamenti alla manovra che i nostri
porteranno in Parlamento. Per quindici giorni su questo tema si
ballerà e vedremo se le Camere saranno più sagge di qualche
ministro lobbista. Cosi come chiederemo il taglio delle pensioni
d´oro».
Ci sono gli altri punti di Pontida. Come procedono le
cose?
«Ho preparato per la Padania un "tagliando" al
cronoprogramma che abbiamo portato a Berlusconi. A meno di due
settimane da Pontida sono abbastanza soddisfatto, ma faremo il
punto ogni 15 giorni da qui a fine anno. Se una delle nostre
richieste salta volano le sedie».
Nei primi 15 giorni chiedevate l´approvazione in cdm della
riforma costituzionale (architettura delle istituzioni) e la
diminuzione delle missioni militari. Di questo non si è visto
nulla.
«La riforma costituzionale l´ho già depositata in
preconsiglio dei ministri. Sulle missioni abbiamo evitato che il
rifinanziamento entrasse, come qualcuno ha provato a fare, nella
manovra. Visto che le missioni erano coperte fino alla fine di
giugno a giorni si dovrà votare il decreto. E li vogliamo vedere
subito una riduzione. Altrimenti non solo voleranno le sedie, ma la
Lega nemmeno lo vota né in consiglio dei ministri né in Parlamento.
Ma al di la delle missioni ne ho piene le balle di un esecutivo che
agisce in difensiva: voglio un governo d´attacco altrimenti non
sono più interessato».
Alberto D'Argenio