Il gran giorno, atteso da decenni, è finalmente arrivato. Ieri
mattina.
Ad annunciarlo, al termine della seduta del Consiglio dei
Ministri che ha approvato definitivamente il quinto decreto
legislativo attuativo della riforma, il decreto sul Federalismo di
Regioni e Province - il decreto forse più importante e impegnativo,
che la settimana scorsa aveva ricevuto il parere favorevole delle
competenti commissioni parlamentari - è stato direttamente il
ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto
Calderoli, l'uomo che, insieme ad Umberto
Bossi, dall'estate del 2008 a ieri, si è consumato gli
occhi a leggere e studiare emendamenti, proposte e osservazioni, a
limare, a correggere, a scrivere parola per parola, pagina dopo
pagina, una riforma destinata a rivoluzione il Paese. Nel senso
letterale del termine.
"Questa è una riforma storica ed epocale, perché - spiega un
Calderoli soddisfatto e comprensibilmente orgoglioso - trasforma un
Paese centralista in uno federalista. Si tratta di una vera e
propria rivoluzione copernicana, perché da oggi il cittadino
finalmente saprà perché paga un tributo, a chi lo versa, dove vanno
a finire i suoi soldi e per quale servizio vengono utilizzati e
pertanto potrà giudicare con la massima trasparenza, secondo la
regola: 'Si paga per quel che fai, per quel che dai e non per quel
che spendi'. Ancora una volta questo Governo, grazie alla spinta
propulsiva della Lega Nord, si è dimostrato il Governo del
fare!".
Ministro, in soli due anni e mezzo, si è trasformata in
realtà, nero su bianco, una riforma di cui si parlava vanamente da
decenni. Un risultato incredibile, anche per la velocità con cui lo
si é raggiunto.
<Questa è sicuramente una giornata storica per tutti noi. Una
giornata da ricordare. Perché si realizza un sogno coltivato da
decenni, da quando Umberto Bossi ha lanciato il progetto
federalista. Ma soprattutto è una giornata storica per tutto il
Paese>.
Bossi, meno di un mese fa, aveva paragonato questa
riforma ad un edificio ormai quasi pronto, cui mancava soltanto il
tetto. Lei aveva aggiunto che il tetto sarebbe stato completato
entro fine marzo. E' stato di parola.
<E' vero, adesso c'è anche il tetto, l'edificio è pronto. E
siamo riusciti a rispettare la tabella di marcia che ci eravamo
prefissati, pur in mezzo a mille difficoltà contingenti. Ora
mancano soltanto alcuni accessori complementari. Restando alla
metafora edilizia utilizzata da Bossi potremmo dire che mancano le
tendine, ma metteremo anche quelle. Completeremo la riforma con gli
ultimi decreti accessori, che completeranno il quadro, e penso
riusciremo a farlo entro la scadenza della legge delega prevista
per il 20 maggio. Intanto abbiamo mantenuto l'impegno di completare
la riforma, con i suoi cinque pilastri, entro la fine di
marzo>.
C'è sempre la possibilità di estendere con una proroga
la scadenza della legge delega di qualche altro mese.
<Vedremo se occorrerà. Come ho appena detto confido di poter
mettere le famose 'tendine', ovvero completare i decreti accessori,
entro la scadenza del 20 maggio. Poi valuteremo se serve
qualcos'altro oppure no: ripeto che sono anche disponibile alla
proroga di quattro mesi e, se ci fosse davvero la volontà di
lavorare tutti insieme, potrebbe diventare anche di sei
mesi>.
Quest'ultimo decreto, come i primi tre,
è stato approvato nelle commissioni parlamentari competenti con una
larga condivisione e il contributo concreto delle
opposizioni.
<Questa riforma è il frutto di tanto lavoro, di tanto
confronto, di tanta convinzione e per l'appunto di tanta
condivisione. Questa riforma è la dimostrazione che sulle cose
serie si può avere lavorare tutti insieme e avere il sostegno e il
contributo dell'opposizione. Personalmente ho sempre ricercato
questa condivisione e questo mio approccio vale anche il
futuro>.
Si riferisce alle riforme istituzionali?
<Anche a quelle ovviamente. Sono fermamente convinto che le
regole vadano scritte tutti insieme, se vogliamo che siano regole
da far valere per decenni e non fatte da una maggioranza per durare
l'arco di una sola legislatura e poi essere cancellate dalla
maggioranza successiva>.
Il Federalismo fiscale è riuscito a trovare una larga
condivisione nonostante un momento politico non particolarmente
sereno, soprattutto nei rapporti tra i due schieramenti, forse al
minimo storico.
<Proprio per questo la condivisione intorno a questa epocale
riforma rappresenta un risultato straordinario. Il momento
politico, per gli eventi internazionali che stanno accadendo e per
le tensioni e le polemiche che conseguentemente si generano nella
nostra politica interna, ha oggettivamente complicato il percorso
del federalismo, ma essere riusciti ad arrivare in fondo,
rispettando la scadenza della fine di marzo, e con un contributo
concreto delle opposizioni rappresenta davvero un successo e
un'enorme soddisfazione, sia per me che per Umberto Bossi. Abbiamo
svolto un grande lavoro di squadra e abbiamo vinto la nostra
partita.>
Qualche ringraziamento?
<Sicuramente al ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti. E poi al Capo dello Stato, Giorgio
Napolitano, che ha sempre affiancato ai richiami all'unità
nazionale gli appelli a completare il cammino del federalismo,
sottolineando la necessità di questa riforma>.
A proposito di condivisione, questa riforma è stata
fortemente voluta anche dalle autonomie territoriali,
giusto?
<Assolutamente sì. Con Regioni, Province e Comuni c'è stato
un continuo confronto, un lavoro costante sul merito dei contenuti
e alla fine ne è venuta fuori una riforma condivisa da ogni livello
di Governo. Anche in questo caso il nostro percorso è stato
complicato dalla gravissima crisi economica internazionale del
2008, che ha reso più difficile la vita per Regioni ed enti locali.
Tuttavia, anche in un momento di difficoltà come questo, è prevalso
il buon senso e la voglia di tutti di contribuire ad una riforma
epocale come questa>.
Riforma che lei stesso ha definito una rivoluzione
copernicana.
<E lo confermo! Il Federalismo fiscale porterà più benefici
per tutti, perché porterà ad un taglio degli sprechi e ad un
conseguente risparmio, che potrà essere utilizzato per ridurre la
pressione fiscale dei cittadini e delle imprese. Perché questa è la
finalità del Federalismo: ridurre il costo della macchina pubblica,
risparmiare risorse e andare così ad abbassare le tasse. E' questa
la ricetta che abbiamo deciso di mettere in campo per contrastare
gli effetti del momento di crisi economica internazionale e
rilanciare l'economia del Paese. Questa era l'unica soluzione
possibile>.
Con il Federalismo ci sarà responsabilizzazione degli
amministratori e trasparenza per i cittadini. Questa è la vera
rivoluzione?
<E' così. Fino ad oggi i trasferimenti dallo Stato agli enti
territoriali sono avvenuti sulla base della "spesa storica", per
cui più si spendeva e più si riceveva, con il paradosso che le
autonomie meno efficienti hanno ricevuto di più e quelle più
efficienti hanno ricevuto di meno, senza un meccanismo premiante o
di incentivo all'efficienza. Questa riforma rivoluziona il sistema
finanziario dello Stato e degli enti territoriali, con il
passaggio da un sistema di finanza "derivata" ad un sistema di
"autonomia impositiva": le risorse resteranno sul territorio dove
sono state prodotte e verranno ridistribuite tra Comuni, Province e
Regioni non in funzione di quello che spendevano fino ad oggi ma
sulla base di quello che è necessario e di quello che si eroga in
termini di servizi. E il cittadino, per l'appunto, potrà verificare
come vengono utilizzate dagli amministratori che si troveranno
davvero responsabilizzati>.
Mancano ancora due anni alla scadenza naturale della
legislatura. Una volta messe le famose 'tendine' all'edificio
federalista quali saranno i prossimi obiettivi da
raggiungere?
<Intanto il Codice delle Autonomie, una riforma parallela e
complementare al Federalismo fiscale. A riguardo abbiamo già preso
contatti sia con le forze di maggioranza che con quelle di
opposizione per far ripartire l'esame del provvedimento al Senato:
siamo in fase di presentazione degli emendamenti e il lavoro di
confronto sta ripartendo. Poi…>
Poi?
<E poi un pensiero andrà fatto anche al decentramento delle
amministrazioni centrali e dei ministeri ai territori, come
richiesto dallo stesso Bossi, per avvicinare concretamente chi
governa e decide a chi è amministrato, ovvero ai cittadini e ai
loro bisogni quotidiani.>
E infine la riforma della seconda parte
della Costituzione. A parole maggioranza e opposizione sono tutti
d'accordo sui punti fondamentali: diminuzione del
numero dei parlamentari, eliminazione del bicameralismo perfetto
introducendo il Senato federale, bilanciamento dei poteri del
Governo e quelli del Parlamento…
<A parole sono tutti d'accordo, è vero. Ma quello che contano
sono i fatti. E vedremo quando sarà il momento dei fatti. Comunque
ripeto: le regole che devono valere poi per tutti devono essere
scritte insieme. E il federalismo fiscale ha dimostrato che è
possibile riuscirci…>.