Semplificazione normativa

Servizi e ricerca nel sito

Ti trovi in: Home : Sala Stampa : Rassegna stampa :

Corriere della Sera - "I giudici dimostrano che non è stata cambiata la legge"

Calderoli: "mai messo in discussione i poteri delle Regioni" 

«Una cosa è sicura: mai avremmo fatto un decreto che tentasse di modificare una legge elettorale decisa da una Regione. Ma qui, il caso a me pare assai diverso». Roberto Calderoli, l'architetto delle riforme targate Lega, ha partecipato a tutti i passaggi della gestazione del decreto salva-liste. E dunque, la decisione di ieri del tar del Lazio - nessuna sospensione al provvedimento che esclude le liste del Pdl a Roma - non lo convince: «Noi abbiamo solo dato un'interpretazione della legge. E il pronunciamento della giustizia amministrativa lo conferma».

In che modo la bocciatura di un'istanza Pdl certifica la bontà del decreto del Pdl?

«Leggo che il presidente della sezione del tar ha affermato che secondo i verbali dei carabinieri alle 12 di quel sabato erano presenti solo quattro delegati di lista, tra i quali non c'era quello del Pdl».

E dunque?

"E dunque, dopo tanto can can si conferma che il decreto è solo un'interpretazione e non un cambiamento della legge. Io non so se i rappresentanti del Pdl ci fossero o meno nei locali dell'ufficio elettorale. Se non c'erano, però, il decreto è inapplicabile: noi abbiamo solo interpretato la legge, non l'abbiamo piegata per cambiare le regole a partita in corso".

Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky osserva che il farsi bastare la presenza dei presentatori nell'ufficio elettorale è ben diverso dal dire che le liste vanno presentate entro una certa ora. Ha torto?

"Secondo me, sì. E' come per le elezioni, quando dopo le 22 si formano le code di quelli che rientrano dal week-end. Sono lì, in coda…. Non li fai votare? E' ovvio che li fai votare. Ed è giusto. Zagrebelsky dovrebbe vedere quel che c'è all'interno del tribunale al momento della presentazione delle firme. Io, dato che ho presentato decine di liste, lo so".

Ministro, veniamo al cuore del pronunciamento. I giudici amministrativi ritengono che un decreto governativo non si possa applicare a Regioni che si siano dotate di una propria legge elettorale. Hanno torto?

«Io credo sia importante andare a vedere come sia questa legge. Secondo me, le Regioni che con provvedimento proprio hanno recepito la vecchia legge nazionale ricadono sotto il decreto, ivi inclusa la sua retroattività».

Ma lei, da federalista convinto, non si è sentito a disagio nel sottoscrivere un decreto che si sovrappone a una legge regionale?

«Le ho già risposto. Nessuno nella Lega avrebbe mai accettato un provvedimento che limitasse le libere decisioni di una Regione. Ma, appunto, questa è un'interpretazione».

Calderoli, le polemiche all'interno della coalizione proseguono. Il ministro La Russa ieri ha detto che «l'unica lista che ha avuto problemi in Lombardia, è il listino misto a cui anche la Lega ha contribuito».

«Ho letto. Vedo che La Russa dice di parlare fuor di polemica. Però ne parla. Vabbè... In ogni caso, ricordo che le firme per il listino le raccoglie il partito del presidente. Noi le abbiamo raccolte in Piemonte e in Veneto».

Marco Cremonesi

 

Piede pagina