Intervista al Ministro Calderoli sul Federalismo
fiscale: "Il federalismo è frenato dai poteri locali". - Il
Giornale di Vicenza
Scarpe sportive con suola in gomma, giubbino corto blu. La sede
è signorile, Villa Cordellina a Montecchio Maggiore, ma Roberto
Calderoli, ministro per la Semplificazione, si propone con il
solito stile casual. È ospite al convegno sul futuro delle Province
in un'Italia che lui spera «federale». Arriva di buonora, reduce
dal Consiglio dei ministri straordinario andato in scena l'altra
notte per tamponare il caos-liste, pesantissimo antipasto delle
Regionali: ne è uscito il decreto che sana gli errori che avevano
portato all'eclusione di Formigoni dal voto lombardo e della lista
Pdl a Roma.
Ministro Calderoli, avete cambiato le regole in
corsa?
Le regole sono le stesse, solo che qualcuno aveva sbagliato
nell'applicarle. Questo è un decreto interpretativo che ha evitato
un vulnus democratico che avremmo avuto se avessimo privato 14
milioni di cittadini della possibilità di esprimere il loro voto.
Tra schede bianche e nulle sarebbe stato un caos, con tanti ricorsi
e l'annullamento delle elezioni.
Se non lo avesse fatto Berlusconi, avreste proposto voi il
decreto?
È un provvedimento necessario, urgente e dovuto. A prescindere da
chi è coinvolto. Fosse stato anche il Pd.
Che però scenderà in piazza a protestare.
Auguri. Neanche a loro conveniva correre con una vittoria già in
tasca a tavolino. Stanno dimostrando di avere paura e infatti
prenderanno una legnata dell'accidenti.
Questa vicenda non ha dato una bella immagine al
centrodestra. Teme ripercussioni alle urne?
Credo che inizialmente sia prevalsa l'idea dei "dilettanti
allo sbaraglio". Poi, da un approfondimento, è emerso che siamo di
fronte a comportamenti che sono in contrasto con la legge. Ecco la
ragione del decreto. In Veneto? Non vedo problemi: c'è un candidato
"nostro" e con prudenza abbiamo portato le liste il venerdì,
evitando inconvenienti.
Luca Zaia dice che il Veneto sarà la prima Regione ad
applicare il federalismo. Sarà così?
Il Veneto è tra le Regioni che i "conti col federalismo" li hanno
già fatti, quindi si troveranno in discesa. Hanno dimostrato di
essere nettamente al di sotto dei "costi standard" nazionali per i
servizi essenziali, sanità e istruzione. Quella differenza servirà
ad erogare maggiori servizi o a ridurre la pressione fiscale.
Per Tremonti nel 2010 si vedrà la prima esperienza di
federalismo. La promessa diventa realtà?
Il primo decreto, sul federalismo demaniale, è già stato
emanato e ora va in commissione parlamentare: sarà legge a giugno.
Avremo effetti positivi su quei beni che oggi sono dello Stato e
rappresentano un costo, ma che possono essere valorizzati se
trasferiti a Comuni, Province e Regioni.
L'aspettativa è per il federalismo fiscale: a quando una
vera autonomia per gli enti?
C'è scritto nella legge delega: entro due anni dalla sua
approvazione, cioè entro il 2011.
In teoria. Ma finora è stato un percorso ad ostacoli, o
no?
È chiaro che si trovano ostacoli: quando dico che un servizio deve
costare 10 euro per tutti, coloro che oggi lo fanno pagare 20 non
sono ben disposti a farsi togliere questa "cresta".
Le frenate vengono anche dai vostri alleati del
Pdl?
Per ora non è una questione di contrapposizione politica, ma di
resistenze dei vari livelli di potere. L'ho sperimentato in questi
mesi: le Regioni che avrebbero dovuto partecipare in via consultiva
all'iter di approvazione dei decreti applicativi del federalismo
non si sono espresse e così abbiamo perso mesi inutilmente. È
evidente che chi ha più da "rimetterci" non vede di buon grado che
si vada a chiedere lumi sui rispetto dei conti.
Le Province dovevano essere abolite e invece aumentano.
Perché?
All'inizio della legislatura quasi tutte le forze politiche
volevano sopprimerle, ma in questi mesi abbiamo convinto otto
decimi del parlamento che era inopportuno: meglio ricalibrarne
dimensioni e numero. Esistono invece migliaia di enti intermedi che
svolgono funzioni che potrebbero stare in capo alle Province, come
gli Ato o altri consorzi. Bisogna tagliare quegli enti: non sono
inutili, sono dannosi.
Siete al Governo. Perché riducete le risorse agli enti
locali e non riuscite a tagliare le spese "romane"? Lei stesso ha
lamentato che anche il barbiere del Senato costa
troppo...
Sì, prende seimila euro al mese... Ma Camera, Senato e Presidenza
della Repubblica hanno un'autonomia economica sulla quale non si
può incidere. C'è solo la possibilità per i presidenti di lavorare
per contenere la spesa.
Il dopo-Zaia all'Agricoltura? La Lega lascia il posto a...
Galan?
Prima aspettiamo che Zaia vinca. E anche Cota in Piemonte.
Se entrambi ce la fanno, potremmo discutere del Ministero con i
nostri alleati. Al momento, non esiste alcun "successore".
Marco Scorzato