«I criteri? Semplice: per esempio, chi non ha documentato la
propria attività si è visto tagliare i finanziamenti». Roberto
Calderoli è uno degli architetti della tormentata manovra 2010. E
proprio alcune delle misure introdotte dal sulfureo ministro
leghista alla Semplificazione non sono piaciute al presidente
Giorgio Napolitano. A partire dalla soppressione di alcuni enti: in
particolare la Domus galilaeana di Pisa, la Stazione zoologica
Dohrn di Napoli, la Scuola archeologica italiana di Atene.
In che senso qualcuno non ha
documentato la propria attività?
«Noi abbiamo fatto un lavoro, posso dirlo, assai diligente. Lo
scorso anno abbiamo fatto un decreto in cui si diceva che
l'attività di tutti gli enti sarebbe stata monitorata. E dunque,
abbiamo scritto una letterina a tutti gli enti pubblici e a tutti
quelli privati che ricevono finanziamenti dallo Stato».
Che cosa c'era scritto?
«Semplicemente, abbiamo chiesto di documentare la propria attività,
di fornirci i bilanci. La faccio ridere: abbiamo mandato la lettera
anche al Tesoro o all'Agenzia delle Entrate. Che magari qualche
ragione di stupirsi, l'avevano... Il punto è che ci sono
finanziamenti inseriti in oscuri allegati che si protraggono da
decenni senza che nessuno se ne occupi più e vengono rinnovati in
automatico. Si trattava di fare ordine».
E dunque?
«Dunque, ci crede? In molti neppure hanno risposto. Lo hanno fatto
circa due enti su tre, ma gli altri se ne sono fregati.
Un'arroganza scandalosa. Un senso di onnipotenza, figlio di un
retropensiero: a che serve rispondere? Tanto abbiamo un padrino...
Ma hanno fatto male i loro conti. E infatti, devo dire che quando
ha cominciato a profilarsi la mala parata, ci sono arrivate alcune
dichiarazioni, diciamo così, ritardatarie».
Quelli che invece non hanno risposto, addio
finanziamento...
«Appunto. In realtà, non siamo stati neppure così severi. Dei
risparmi ottenuti, soltanto due terzi finiranno nella finanziaria.
Un terzo confluirà in un fondo attivabile con decreto del
presidente del Consiglio per salvare gli enti che si vorranno
salvare. Ma non si tiri troppo la corda... ».
Che fa Calderoli? Minaccia?
«Macché. Soltanto, voglio ricordare che io e il ministro Brunetta
abbiamo collezionato tutte le richieste di salvezza di enti inutili
che ci sono arrivate nel corso del tempo. Se sarà necessario, io e
il collega pubblicheremo a doppia firma la lista di tali enti con a
fianco il nome del rispettivo padrino ».
Ma in sostanza, che cosa avete tagliato?
«Abbiamo soppresso 24 enti, perlopiù accorpandone le funzioni ai
rispettivi ministeri. E abbiamo tagliato i finanziamenti ad altri
232 enti».
Ma dei tre enti di cui si parla al Quirinale ci può dire
qualcosa?
«Francamente, senza carte in mano, no. Non so neppure se sono
quelli tagliati da noi o dal ministero all'Economia».
Non sarete stati troppo brutali?
«Ma guardi che l'elenco di questi soggetti in molti casi è da
barzellettiere. Non c'è imperatore vicino o lontano che non abbia
il suo ente che ne tutela la memoria, non c'è fatto storico lieto o
funesto che non abbia intitolata la sua brava associazione. Il
fatto è che non si può più. Ed è una cosa che tutti devono capire.
A partire dalle amministrazioni».
Forse, quelle per prime...
«Appunto. Ma lei sa che cosa ho scoperto? Che la povera Renata
Polverini, la presidente del Lazio, si è ritrovata un appalto per
la manutenzione delle assi dei water delle sedi regionali da 750
mila euro all'anno. Sono 2000 euro al giorno... e il sindacato cosa
dice?».
Che c'entra il sindacato?
«Lo dico perché avevano detto che non saremmo stati incisivi. Qui,
credo che sia stata fatta la cosa giusta: quel che si può si
sopprime, quel che non si può, gli si toglie l'ossigeno. Poi,
cercheranno di ucciderci, e pazienza... ».
Marco Cremonesi
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