|
|
|
|
Corriere della Sera - Calderoli: ci sono due Italie. Mai pranzato con un romano, non mi hanno corrotto
|
«Io alle cerimonie? Prima il sì al
federalismo»
«Se entro il 21 maggio
2011, la data prevista dalla legge, avremo i decreti attuativi del
federalismo, sarò felice di partecipare a una delle cerimonie per i
150 anni dell'unità d'Italia, a fianco del presidente Napolitano».
Altrimenti, ministro Calderoli? «Altrimenti niente. Perché vorrebbe
dire che non c'è niente da festeggiare. L'unità d'Italia oggi non
esiste. Non è stata fatta né 150 anni fa, né il 2 giugno del '46.
Perché le Italie sono due. Anche il più incallito dei
meridionalisti riconosce che il Nord e il Sud sono separati da un
divario crescente. Il federalismo è l'unico modo per unificare
l'Italia davvero. Per realizzare il sogno dei tanti ragazzi della
mia città, Bergamo, che si imbarcarono con Garibaldi alla conquista
di un ideale finora sempre sfuggito».
La polemica sul Risorgimento, dice Calderoli, non ha ragione
d'essere: «Non ho mai detto che la questione dell'unità nazionale
non mi interessa. Anzi, la considero molto seria, e la Lega se ne
vuole occupare. Ma ci interessa molto più il futuro del passato.
Che senso ha che io mi metta a dare oggi giudizi su Cavour
piuttosto che su Vittorio Emanuele II? Sono questioni ancora
aperte, oggetto di nuovi revisionismi, che lascio volentieri agli
storici. La Lega e il governo cercano semmai di riparare ai danni
fatti dalla Prima Repubblica e dal cattocomunismo, che ha
ricompensato le clientele democristiane e un Pci escluso dal
governo nazionale ricoprendo di denaro pubblico il Sud e le regioni
rosse. Lo schema deciso nel dopoguerra, con un Nord che produce e
un Meridione che consuma, va superato». E le parole di Napolitano
sulla secessione «salto nel buio»? «La Lega ormai ha scelto la
strada del federalismo. Oggi l'Italia non è unita né dal punto di
vista economico, né da quello costituzionale: perché sulla
Costituzione è scritta una cosa, mentre la realtà è un'altra. Noi
vogliamo che i diritti sociali e civili siano erogati a tutti gli
italiani. Federale viene da foedus: un patto tra più soggetti che
decidono di stare insieme. Finora il foedus non è mai stato
realizzato. Cercheremo di farlo noi, nell'anno che abbiamo di
fronte».
Anche i vescovi hanno espresso forti perplessità sul federalismo
voluto dalla Lega. «Ma se i relatori della legge sono tutti
meridionali! ribatte Calderoli . In commissione: Causi, siciliano,
e Corsaro, che vive a Milano ma è originario della Calabria. Al
Senato: Azzollini, che è di Molfetta, Vizzini, sicilianissimo,
Baldassarri, che è di Macerata, diciamo al confine. Camera: Antonio
Leone, di Putignano, e Mario Pepe, di Foggia. Presidente della
commissione bicamerale è Enrico La Loggia, ancora più siciliano di
Vizzini. E non creda sia una coincidenza: abbiamo voluto così per
eliminare anche solo l'impressione che il federalismo nuoccia al
Sud. Anzi, i meridionali si vedranno riconosciuti i diritti oggi
negati». In che modo, se ci saranno meno soldi per il Sud? «Non è
così. Il federalismo come lo concepiamo noi è solidale, e si basa
su due pilastri. L'autonomia impositiva di Comuni, Province,
Regioni; e il controllo della spesa. Questo significa lotta
all'evasione fiscale e rovina di spendaccioni e ladroni».
La lista, sostiene Calderoli, è lunghissima. «Non si ha idea di
quanti profittatori lucrino sulla sanità, che non a caso è
commissariata in molte regioni, quasi tutte al Sud. Non è possibile
che un cerotto costi un centesimo in Lombardia e 5 euro nel
Meridione. Non è possibile che in Sicilia più della metà delle
donne sia indotta a partorire con il cesareo, a volte con grave
danno psicofisico per loro e ingente danno economico per l'erario.
C'è una sola voce, a parte il lavaggio delle lenzuola degli
ospedali che in Piemonte costa misteriosamente tre volte più della
media nazionale, in cui il Sud all'apparenza risparmia. In Trentino
un pace-maker costa più di 400 euro, in Campania solo 230. La cosa
mi ha incuriosito. Il problema è che su otto pace-maker solo uno
viene impiantato. Gli altri finiscono sul mercato nero, a
ingrassare i ladroni. Così allo Stato un solo cardiopatico campano
costa 1840 euro!».
Otto anni fa, a un congresso della Lega, Calderoli si vantò
dietro le quinte di non essere mai stato a pranzo con un romano.
Nel frattempo, da ministro, gli è mai capitato? «No. Almeno, non
che io sappia. Se c'era qualche romano nelle cene con Bossi e
Tremonti, non me ne sono accorto. Ma non ho nulla contro i romani
normali, contro il popolo. È che non vado nei salotti, sto attento
a evitare certe frequentazioni serali. Il Palazzo non mi avrà, Roma
non mi ha corrotto. Quando me ne sento sfiorato, mi ripeto: "Sei
cenere, tornerai cenere"».
Aldo Cazzullo
Versione
Pdf
|
|
|