A vincere la resistenza dei comuni c'ha pensato la «municipale».
Intesa come l'imposta unica sugli immobili che, insieme alla
cedolare secca al 23%, sosterrà il futuro fisco municipale. Con
l'obiettivo di portare nella casse asfittiche
dei sindaci 5-10 miliardi di risorse aggiuntive oltre ai 25
promessi. Parola
del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli che definisce
i sindaci
«più lungimiranti dei governatori».
Come avete convinto i comuni ad accettare i tagli?
Come Chiamparino e Castiglione possono confermare la Lega
si è battuta da
subito per trovare un punto d'incontro tra governo e autonomie.
Abbiamo portato
avanti insieme la politica delle formichine: qualcosa l'hanno
ottenuto da
subito in manovra e qualcosa su punti programmatici e autonomia
tributaria l'
avranno in autunno. I sindaci hanno detto: abbiamo 1,5 miliardi di
tagli il
primo anno e 2,5 il secondo, vediamo se possiamo rimodulare il
taglio alla luce
dell'attuazione del federalismo. Vediamo se possiamo rinunciare a
un miliardo
nel 2011 e recuperare gli altri 500 nel 2012. È una soluzione che
può starci
visto che dal federalismo gli entreranno 5-6 miliardi in più.
Da dove?
Facciamo insieme i conti: in Italia ci sono 2 milioni di immobili
fantasma.
Diamogli un valore ipotetico di 50mila euro ognuno. Viene fuori una
base
imponibile ipotetica di 100 miliardi. Immaginiamo di introdurre
un'imposta
forfettaria del 5% ed ecco i 5 miliardi di cui parlavo.
Ma non è un condono?
Non faccio condoni. Una volta emersi, gli immobili
andranno accatastati e
registrati. Poi ci sarà la tassazione Irpef sugli affitti. A regime
tutte queste cose diventano fonte di reddito a seconda dell'uso,
fermo restando che la prima casa non si tocca.
Irpef sugli affitti significa cedolare secca al 20%?
L'ipotesi di equilibrio sarebbe una cedolare secca intorno
al 23 per cento.
Sopprimendo la tassa per la registrazione dei contratti e
sanzionando chi non
li registra. La mia idea, ma devo parlarne con Tremonti, è dire: ti
tasso a
metà l'affitto e ti do X mesi per regolarizzarlo ma se non lo fai
te lo
sequestro per cinque anni. Accanto a questo si potrebbe prevedere
un meccanismo premiale per chi affitta che vada in direzione del
quoziente familiare. Certo dovrò convincere Tremonti. Ma in fondo
all'inizio era determinato sulla riforma fiscale, ora si è convinto
che la riforma fiscale è la riforma federalista.
Come funzionerà l'imposta unica sugli immobili?
Abbiamo previsto due fasi. Nella prima fase prendiamo
tutti i cespiti erariali
e li trasformiamo in municipali: Irpef, registro,
ipotecaria-catastale,
successione. Nella seconda creiamo uno strumento di
semplificazione, che si
chiamerà municipale e permetterà di sostituirle tutte con
un'imposta unica che
i comuni potranno introdurre o meno, magari consultando i propri
cittadini. A
questa imposta potrà essere aggiunta un'addizionale che riunifichi
gli altri
tributi comunali come la Tarsu e che i sindaci potranno spostare in
su o in
giù.
Quanto varrà la municipale?
Si parte da 25 miliardi di gettito certo escludendo la
prima casa. Aggiungendo
i 2milioni di immobili fantasma e la cedolare secca, quei 25 - ma
lo dico da
medico - possono aumentare di 5-10 miliardi in più perciò i comuni
l'hanno
accettata.
Perché non avete fatto una proposta simile alle
regioni?
Ci abbiamo provato a fare lo stesso discorso su entità dei
tagli,
rimodulazione e federalismo. Ma hanno avuto un atteggiamento miope.
Volevo
introdurre un anticipo dei costi standard in sanità in attesa del
punto di
arrivo del federalismo. In campo sanitario c'è un'entità di sprechi
che si può
avvicinare ai 5 miliardi, perciò non accetto che si dica che la
sanità non si
tocca. Ma mentre da altre parti si facevano passettini dalle
regioni sentivo
solo dire che è tutto sbagliato, tutto da rifare. Questa è una
strategia
sbagliata, specie quando di soldi ne ha pochi anche il banco.
Aldilà del
dibattito filosofico, tra interventi diretti in manovra e
successivi si sarebbe
potuti andare loro incontro per due miliardi.
Di chi è la colpa?
Abbiamo scelto Errani come presidente della conferenza perché si è
sempre
dimostrato una persona responsabile però è chiaro che siamo dinanzi
a due galli
nel pollaio. Dove uno vuole essere più realista del re e l'altro è
costretto a
rincorrerlo per ragioni politiche. Il problema è che tra galli e
galletti
nessuno vuole fare il galletto.
A chi si riferisce?
Guardate chi fa chicchirichì e capirete.
Eugenio Bruno