Ministro Calderoli,
nonostante la rinuncia al legittimo impedimento l'opposizione
continua a chiedere le dimissioni di Brancher. Per la Lega si deve
dimettere?
"Se per l'opposizione c'era una contrarietà alla sua nomina a
ministro, questa derivava dall'improvvida richiesta di legittimo
impedimento. Il resto è tutto strumentale. Anche noi non abbiamo
condiviso l'uso dello scudo, ma nel momento in cui Brancher ha
rinunciato per noi si disinnesca tutto".
Dunque Brancher comparirà in aula al processo
Bpi-Antonveneta, vicenda nella quale inizialmente era stato
coinvolto insieme lei con l'ipotesi di appropriazione
indebita...
"Se si comporta come un cittadino qualunque, come ho fatto
io, va bene. Io mi sono fatto interrogare dai magistrati del
tribunale di Milano dove ho trovato persone competenti e preparate,
senza nessun preconcetto o politicizzazione. Anche se non è stato
gradevole perché sono stati molto attenti e scrupolosi nelle
verifiche, hanno fatto il loro lavoro e alla fine sono stati loro a
proporre l'archiviazione. Se è innocente, Brancher non deve temere
nulla".
Prima la nomina a ministro per il federalismo che non è
andata giù a Bossi. Poi il legittimo impedimento che avete
criticato. Il tutto condito dallo scontento della vostra base.
Cambiano i rapporti tra la Lega e colui che da sempre viene
definito l'uomo di collegamento con Berlusconi?
"No, questa vicenda non ha cambiato i
rapporti tra noi. Bossi ha solo detto che sollevare il legittimo
impedimento è stato poco furbo. Io stesso gli ho chiesto di
rinunciare allo scudo visto che anche a me era sembrata una
richiesta inappropriata".
La vicenda ha creato tensioni tra Lega e Pdl: molti dei
vostri raccontano che la nomina di Brancher è stata imposta da
Berlusconi, mentre gli uomini vicini al premier dicono l'opposto,
che siete stati voi a chiederlo...
"Non credo che nessuno abbia proposto o subìto Brancher.
L'unica cosa che ha creato uno screzio, subito risolto, è stata
l'errata comunicazione del titolo ministro per il federalismo,
battaglia che appartiene a Bossi".
Scusi, come mai, nonostante le perplessità sulla titolarità del
federalismo, lei lo ha accompagnato da Napolitano?
"Se è per quello, la sera prima eravamo con Bossi e Tremonti a
festeggiare. E da Napolitano sarebbe venuto anche Bossi, se non
fosse stato a mangiare".
Torniamo ai rapporti con il Pdl...
"Dicevo che d'altra parte è stato lo stesso Bossi che
aveva sollecitato la nomina di Brancher all'Agricoltura, con il
passaggio di Galan allo Sviluppo economico. Quindi è evidente che
lo volevamo al governo. Per il resto è evidente che una maggioranza
che fa delle riforme che sembravano impensabili governerà per i
prossimi duecento anni. E l'atteggiamento dell'opposizione aiuta:
l'unica cosa che sa fare è infilarsi tra noi e Berlusconi, in
questo momento stanno solo sfruttando la situazione. Così come i
poteri forti impegnati in una manovra nella quale il Corriere della
Sera sta ricoprendo una parte di spicco".
È sicuro di quello che dice? Chi sarebbero questi poteri
forti?
"Non sono così ben definiti da poterli nominare per nome e
cognome: diciamo che sono tutti coloro che pensano di essere
superiori alla politica e per la prima volta vedono un governo che
tocca i loro privilegi. Giudicano male la politica che decide senza
il loro permesso, senza seguire le lobby. E il Corriere è il
terminale di queste manovre".
Accuse del genere non possono rimanere astratte. Scenda nel
concreto.
"In Piemonte, ad esempio, mettono in discussione le
elezioni dopo che la lista è stata accettata. Qui non ci troviamo
più di fronte ad uno strumento politico ma ad un tentativo di
sovvertire la volontà popolare".
Come accusa è vaga...
"Una altro esempio è il federalismo che va avanti anche
perché i poteri forti non si erano accorti che nel sottobosco
stavamo lavorando. Appena se ne sono accorti, sono partiti
all'attacco. Comunque mercoledì con Tremonti porteremo al Consiglio
dei ministri la relazione sul federalismo dalla quale escono numeri
incredibili, una foto degli sprechi enormi che noi taglieremo. Non
faccio numeri, ma dico solo che ci sono centinaia di pagine di
tabelle".
di Alberto D'Argenio