Il federalismo non si tocca. «E non è a rischio, anzi. Prima si
fa meglio è».
Roberto Calderoli, bergamasco, ministro per la Semplificazione
normativa, è pragmatico. Le risorse per la riforma ci sono e si
creano anche «in modo matematico» con il meccanismo stesso dei
costi standard: «Chi sa amministrare sarà infinitamente
avvantaggiato». E agli enti in subbuglio perché la scure adesso
cala sui cattivi come sui buoni, tanto che il governatore della
Regione Roberto Formigoni aveva attaccato dicendo che «la Lombardia
ha già dato tanto», ricorda che, con l'aria che tira, «se non si
rispettano i parametri si rischia di andare tutti a gambe all'aria.
La manovra era necessaria, non si poteva non fare».
Ma con il governatore della Lombardia vi siete
sentiti? «L'ha sentito Tremonti, c'è stata una serie di
incomprensioni sulla manovra. Io stesso avevo chiesto che, prima di
commentare, gli interessati lo leggessero, il testo».
Il botta e risposta, a distanza, è stato vivace.
Formigoni a parlare di federalismo affossato, lei di malafede o
ignoranti.
«Mi riferivo ai tanti che hanno parlato. E non penso che a
Formigoni si possa riferire né un termine né l'altro. Certo, si
discuteva su un testo non ancora pubblico».
E adesso che lo è? «Non ci sono state più
esternazioni».
Insomma, niente panico.
«All'apparenza venivano moltiplicati dei tagli, quando nella realtà
non era così».
Ma questo federalismo è a rischio o no? «No, il
federalismo non è a rischio. Formigoni vuole il federalismo e
l'avrà, stia tranquillo. Anzi, prima si fa meglio è».
Perché il dubbio è sempre quello: come fa una macchina
del genere a mettersi in moto se sul territorio mancano
fondi? «Il federalismo è fatto da una duplice componente.
Una: il settore delle entrate. Verrà meno il criterio della spesa
storica, la fiscalizzazione si baserà su fabbisogni e costi
standard. Così avremo la certezza matematica, ripeto matematica, di
avere il controllo della spesa. Sarebbe la prima volta...».
Controllo delle spese uguale risparmio, risparmio uguale
risorse? «Se un ente è virtuoso sì. Ed ecco la seconda
componente. Il federalismo dà il controllo della spesa perché fa
riferimento a parametri diversi da quelli storici, in base ai
quali, spesso in modo incomprensibile e non ricostruibile, lo Stato
doveva dare agli enti certe cifre. Adesso, con i costi standard, si
studia e si stabilisce che, mettiamo, una certa prestazione costa
10. Se una Regione chiede 10 di queste prestazioni, otterrà 100. Il
risultato è che se un ente fino a oggi amministrando bene è
riuscito a spendere 80 per quelle 10 prestazioni, avrà 20 a sua
disposizione. Fondi con cui decidere se ridurre la pressione
fiscale oppure aumentare il numero di servizi erogati».
E gli altri? «Chi spreca? Se è abituato a
spendere 200, avrà i suoi guai. Il problema del federalismo c'è
dove si è amministrato male o dove i soldi sono spariti. I virtuosi
avranno vantaggio, mentre chi ha fatto male non potrà più farlo. Ci
saranno parametri matematici. In più ci sono gli strumenti per
mandare questi amministratori a casa e renderli ineleggibili a
vita. Si capisce che cambia il mondo».
E, sta dicendo, non tutti sono contenti.
«Tanti, anche finti federalisti, adesso dicono che la riforma non
si deve fare perché c'è la crisi. Io dico: cosa c'entra la crisi?
Anzi, è la crisi che ci obbliga ad anticipare i tempi».
L'accelerata sui decreti attuativi ci sarà? «Ho
parlato con Tremonti, mi ha detto: la tua ricetta è quella giusta.
Bossi è assolutamente d'accordo. Io sto lavorando come un pazzo per
finire il testo sull'autonomia impositiva degli enti locali, oltre
alla relazione tecnica che va presentata a fine giugno, e sto
cercando di finire quello sui costi standard».
I testi su autonomia impositiva e costi standard
arriveranno per l'estate? «Autonomia impositiva di
Province e Comuni sì. Per le Regioni andiamo dopo l'estate, perché
lì bisogna avere la certezza che entrino in vigore i costi
standard. Chiaro che serve tempo per l'analisi e poi per
ammortizzare l'entrata in vigore».
Ma a quando i primi risultati concreti?
«Intanto il federalismo demaniale sarà a regime entro dieci mesi,
ed è un tempo eccezionale per la macchina statale. Poi vediamo di
studiare i tempi dell'autonomia impositiva. Credo che si possa
prevedere ragionevolmente un anno di rodaggio nel 2011. E nel 2012
si va».
Però mentre si parla di federalismo, i tagli agli enti
locali ci sono eccome, manovra dopo manovra. «Le manovre
servono».
Ma molti amministratori, leghisti compresi, sono
inviperiti. «Se si fa una manovra, ovvio che si va a
finire anche su Comuni, Province, Regioni».
Però anche chi è virtuoso e ha risparmiato si trova con
l'acqua alla gola. Pure il presidente della Provincia di Bergamo,
Ettore Pirovano, lumbard e deputato, ha detto che «è ora di
smettere di sparare nel mucchio». «Capisco la critica,
perché il difetto dei tagli lineari è che colpiscono buoni e
cattivi».
E nel Nord tanto caro al Carroccio, ma non solo lì, poi
si arrabbiano. «Sì. Ecco perché la Lega chiede l'anticipo
al massimo dei costi standard. Così i virtuosi verranno premiati e
non puniti».
Però sembra paradossale: l'autonomia impositiva a
livello locale manca oggi più che in passato. Via l'Ici prima casa,
stop alle aliquote. Per non parlare del Patto di
stabilità. «Abbiamo già fatto una decina di correzioni al
Patto di stabilità per renderlo più morbido. È comunque una cosa
che ci siamo trovati. Purtroppo la formula tecnica non corrisponde
alla realtà. Tutti i tentativi fatti dai governi di centrodestra e
centrosinistra sono andati a vuoto. La stessa Anci non è stata
lineare. Ma a fine anno il Patto lo riscriveremo insieme ai Comuni,
c'è l'impegno del ministero dell'Economia. E poi sull'ultima
manovra va considerata una cosa importante...».
Quale? «Per la prima volta abbiamo ottenuto di
coinvolgere tutti nello sforzo. Anche settori prima considerati
intoccabili».
Tipo i parlamentari. «Eccoli. Ma non solo. I
magistrati, il governo, i dirigenti, il pubblico impiego con chi ha
entrate superiori ai comuni stipendi. Poi tagli agli enti inutili,
ai trasferimenti. Tutti i "sancta sanctorum" sono stati
toccati».
Sacrifici a 360 gradi, insomma. «La manovra è
necessaria, inevitabile, perché sennò andiamo a carte e quarantotto
tutti. L'Europa ci ha detto che il debito va ridotto di 0,8 punti
ogni anno. E il risultato va conseguito. Non ci sono storie. Quanto
sia grave la situazione, l'abbiamo visto una decina di giorni fa.
Se non ci muoviamo, altro che problema del taglio sugli enti
locali...».
Ci sono imprese messe in crisi dal blocco dei pagamenti
del pubblico. «Purtroppo lo scenario oggi è critico.
Pagare quando c'è il blocco peggiora l'indebitamento pubblico. E si
è visto cosa è successo in Grecia. Se salta l'euro, e noi della
Lega non siamo stati teneri con l'euro, non c'è più niente. Il
meccanismo è perverso. Se non hai i conti a posto e ti arriva una
"A" di meno (la valutazione delle agenzie di rating sulla
sostenibilità del debito: ndr), ti schizza il tasso d'interesse sui
titoli di Stato. E a quel punto le imprese che non si riusciranno a
pagare non saranno dieci, ma mille».
Lei dà la caccia agli enti inutili. Ma le Province sotto
i 220 mila abitanti le tagliate o no? «La battaglia della
Lega è storica. Ci deve essere una dimensione minima, anche per
altri enti. Ora non si è voluto tagliare per decreto, entrerà nel
Codice delle autonomie».
Quella di Bergamo resta, come detto da Bossi?
«Ma una realtà di queste dimensioni non è mai stata in
discussione».
Pirovano ha appena lanciato una bordata sull'inno di
Mameli: «Mi viene il prurito a cantare "Che schiava di Roma"», ha
detto. Commenta? «Preferisco di no. In un momento in cui
stiamo affrontando il federalismo e una riforma complessiva dello
Stato, eviterei polemiche che potrebbero poi incidere su questo
delicato percorso».
Ma il ministro della Repubblica Roberto Calderoli
festeggerà la Repubblica? «Il ministro Calderoli il 2
giugno (oggi per chi legge) lavora come gli altri giorni perché
preferisce salvarle, le cose, prima che festeggiarle».
Anna Gandolfi