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La Padania «Le riforme servono a tutti, dialogare con i magistrati è giusto ed utile»

«Le riforme servono a tutti, dialogare con i magistrati è giusto ed utile».

Roberto Calderoli, forte dell'esperienza maturata nei primi mesi di legislatura utilizzati per varare il Federalismo Fiscale, non perde la speranza. Ma non è neanche intenzionato a perdere inutilmente tempo, «e se ci trovassimo di fronte ad una difesa della casta dobbiamo essere pronti ad andare avanti». Le premesse a prima vista non sembrerebbero le migliori ma il ministro della Lega vede qualche spiraglio.


Ministro Calderoli, come giudica le proteste messe in campo dai magistrati il giorno dell'apertura dell'anno giudiziario?

«Sono iniziative che non servono a nulla. Le proteste e gli scioperi dei magistrati allungano i tempi della giustizia e aggravano quel male originale del nostro sistema giudiziario, denunciato anche nella cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario dal primo presidente della Cassazione».


Condivide quanto detto dal ministro Alfano sul ruolo del Parlamento?

« Mi sembra quasi ovvio sottolineare che le leggi le fa il Parlamento, il Parlamento è eletto dal popolo nel nome del quale la Giustizia agisce. Credo davvero che sia necessaria che ognuno rientri nell'alveo delle proprie competenze».


Lei crede possibile il dialogo con le toghe?


«Le riforme vanno fatte nell'interesse di tutti  e non si può certo escludere Silvio Berlusconi dai cittadini italiani». 


Le premesse però non sembrano andare verso il dialogo

«Prendiamo queste proteste dei magistrati, che si traducono in una non giustizia e in più avvelenano il clima inasprendo lo scontro e delegittimando la politica, rendendo di fatto impossibile il dialogo, come una sorta di canto del cigno, ma da domani voltiamo pagina, mettiamo una pietra sul passato e affrontiamo il capitolo delle riforme nel reale interesse del Paese e dei cittadini».


Insomma, bisogna per forza passare dai tribunali?

« Se uno deve fare una riforma sanitaria dialoga con i medici. In parlamento questo dialogo si concretizza con le audizioni parlamentari. Non si possono fare riforme contro qualcuno o, peggio, a vantaggio di qualcuno o di qualcosa».


Con il federalismo fiscale lei  è riuscito a ottenere il risultato


«In quel caso i vari livelli di governo del nostro paese, indipendentemente dalla "posizione geografica", sono stati collaborativi e hanno fatto un utile esame di coscienza su ciò che non andava. Che questa manifestazione di protesta dei magistrati  segni l'atto finale delle ostilità e porti all'apertura di una fase di dialogo: un atteggiamento diverso, da parte, loro sarebbe incomprensibile non tanto per la politica quanto nei confronti del Paese».


Quindi mantiene un certo ottimismo? Ma non crede che pesi troppo il macigno "Berlusconi"?


«Non è pensabile che un paese non cambi perchè secondo alcuni c'è sempre di mezzo Berlusconi. Se fosse così cadremmo nell'antiberlusconismo e questo non sarebbe accettabile. Io però vedo dei segnali positivi»


Davvero? E quali sarebbero?


«Palamara, presidente dell'Anm, ha mostrato una certa disponibilità a prendere in considerazione la riforma dell'Art. 68 della Costituzione, quello sull'immunità. Diversi magistrati hanno detto sì al giusto processo. In molte procure le toghe che si sono alzate per andarsene quando ha parlato un rappresentante del ministero della Giustizia sono state una minoranza».


Non c'è anche il problema della campagna elettorale a cui sta andando incontro il mondo delle toghe in vista del rinnovo del Csm?

 
«Sicuramente le correnti dell'Anm hanno colto questa occasione per avere un po' di visibilità. Però, ribadisco, qualche segnale è comunque arrivato. Non abbiamo davanti un muro invalicabile».


Allora possiamo partire?


«Dai primi incontri che ho avuto a riguardo con il ministro Alfano e con gli esponenti della maggioranza mi sembra che emerga la reale possibilità di affrontare, in questa legislatura, il capitolo delle riforme, Giustizia compresa, e di farle interloquendo con tutte le forze politiche e con i diretti interessati».


E se dovesse arrivare qualche veto dai magistrati?

 
«Cerchiamo di essere chiari. Le riforme si fanno per tutti e perchè durino il più possibile. Ma se ci trovassimo di fronte ad una difesa della casta dobbiamo andare avanti lo stesso».


La riforma della Giustizia passerà  anche da una revisione della Costituzione?


«Su questo abbiamo le idee molto chiare che coincidono con il nostro programma elettorale.  La riforma della Giustizia passa anche per la costituzione».


Ministro Calderoli, a Milano la Corte d'Appello ha confermato il legame tra immigrati e criminalità. Aveva ragione la Lega?


«Non voglio polemizzare con la Cei, ma i numeri sono numeri.  E' evidente che c'è un legame. Si guardino i detenuti nelle carceri, per la maggior parte stranieri. Si guardino i reati violenti, commessi per l'80% da stranieri. Probabilmente monsignor Crociata ha dei dati che si riferiscono solo al Vaticano...»

Igor Iezzi

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