Calderoli: noi difendiamo le leggi Il
razzismo religioso è roba loro
«L'Egitto è amico,
vorranno coprire le cose di casa loro»
Su, lo ammetta,
siamo un Paese razzista. «Ma neanche per sogno!».
La storiaccia di
Rosarno ha fatto rabbrividire i vescovi e l'Onu. E adesso anche gli
egiziani ci puntano il dito contro.
«A Rosarno non
c'era di mezzo neanche un egiziano, Rosarno non li riguarda. Non è
un caso di razzismo».
Infatti a Rosarno
la pensano come lei, ministro. Dicono «non siamo razzisti» ma poi
aggiungono: «Quelli sono bestie», riferendosi agli immigrati.
«Parole fuori
luogo e fuori misura. Ma gli extracomunitari devono entrare avendo
un lavoro vero, c'è stata una reazione, l'esasperazione si può
capire. Se non si svuotano certe sacche con le espulsioni, avremo
altre Rosarno in giro, non si può più scherzare».
Roberto Calderoli
è appena uscito dall'aula del Senato dove il suo collega Maroni ha
riferito sui giorni di rivolta e di caccia all'uomo che hanno
risbattuto l'Italia sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo.
Poche ore prima, a Montecitorio, Bossi ha detto che gli egiziani
«fanno fuori i cristiani», riferendosi alla strage del 7 gennaio
davanti alla chiesa copta di Nag Hammadi. La tensione non si
abbassa. E per una volta ci prova lui, il ministro leghista della
Semplificazione, scrollandosi di dosso le macerie di vecchi
incidenti internazionali di cui è stato protagonista, a infilarsi
nei panni del pompiere: «L'Egitto è un Paese amico...», ma lo
slancio dura poco: «...che evidentemente vuole coprire ciò che
succede a casa sua, il razzismo religioso è tutta roba loro!».
Maroni sostiene
che a Rosarno è stata data la «risposta migliore». Ma come ci si è
arrivati a Rosarno?
«Disapplicando la
Bossi-Fini. La legge prima è stata svuotata. Poi c'è chi non l'ha
applicata neppure per la parte rimasta in piedi, usando la
filosofia del "poverini, quelli". "Poverini, quelli" non è una
risposta che si può dare ai cittadini italiani arcistufi dei
clandestini. C'è chi ha sostenuto che non avere un reddito certo
non dovesse essere motivo di espulsione».
Scusi con chi ce
l'ha? Con certi magistrati. Quali?
«Quelli che si
aggrappano a cose che non stanno in piedi».
Proviamo a essere
più specifici?
«Guardi, a certi
magistrati io vorrei ricordare di applicare lo spirito cristiano
finché l'applicazione non vanifica lo spirito stesso».
Che significa?
«Che non devono sempre cercare l'espediente per non applicare la
legge, creando un precedente che poi è usato da altri».
Ma il disastro di
Rosarno era noto a tutti da molti anni. Dove eravate voi del
governo?
«Ehi, fermo lì.
Noi siamo in carica da un anno e mezzo. E in un anno e mezzo
abbiamo bloccato i nuovi che stavano arrivando. C'è una normativa,
la clandestinità è un reato».
Intanto la
questione è: chi raccoglierà le arance al Sud?
«Non si sfrutta la
schiavitù. Paghino più correttamente, versino i contributi. Non si
può far finta di non vedere,
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bisogna scovare
chi sfrutta e chi sta illegalmente sul territorio». Lei cita
molto spesso la cristianità come un suo elemento di identità.
«Proprio così, verissimo».
E perché
allora s`è sposato con un rito celtico? «Ma io mi sono sposato
anche con rito religioso, le due cose non erano alternative. Il
matrimonio celtico era un richiamo alla nostra tradizione».
Quattro anni fa si
infilò una maglietta and-islamica, la mostrò In tv e scatenò un
putiferio in Libia... «Parliamo di Egitto o di Libia? C`entrano
come le mele con le pere»
...poi si
pentì.
«Mi son pentito
per quanto dovevo. Oggi i rapporti sono buoni, l`Italia è presa ad
esempio in Europa. Pure Germania e Inghilterra si sono fatte la
guerra, ma ora vanno d`accordo, no? La Libia è un Paese amico,
nostro amico».
Come l`Egitto.
«Tranquilli. Non
vedo proprio il rischio di un incidente internazionale».
Goffredo
Buccini
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