Calderoli: con la
Convenzione in un anno facciamo tutte le riforme
Alla ripresa dei lavori il quadro
politico è in fibrillazione per la scelta dei candidati alle
elezioni regionali. In questo clima si avvicina il momento della
verità per le cosiddette riforme condivise, dopo i propositi
natalizi della maggior parte delle forze politiche che avevano
promesso una maggiore disposizione al dialogo. Riforme
costituzionali, giustizia, fisco, federalismo, i temi all'ordine
del giorno sono molteplici. Li ha affrontati con
ilsussidiario.net il ministro della Semplificazione
Normativa, Roberto Calderoli.
Prima di parlare di riforme non posso non chiederle un
commento all'articolo di Sergio Rizzo che dalle colonne del
Corriere ieri ha scritto che in quanto a semplificazione e lotta
alla burocrazia i risultati del suo lavoro sono negativi. L'ha
definito il "ministero della complicazione". Vuole
commentare?
Dico solo che Rizzo per vendere i suoi libri smonta il lavoro
altrui: è il suo mestiere. Se ogni tanto leggesse oltre ai titoli,
anche le leggi, si renderebbe conto che quello che è stato fatto in
Italia in un anno e mezzo non l'aveva mai fatto nessuno né prima né
dopo il '48.
Entrando invece nel merito della discussione sulle riforme
a livello di metodi e di contenuti: quali sono le sue
proposte?
A mio parere, per scongiurare il rischio di uno stallo
inaccettabile delle riforme, che potrebbe protrarsi fino ad aprile,
data dei ballottaggi, l'unica strada è quella della Convenzione (25
membri della prima commissione della Camera e del Senato, 5
presidenti di Regione, 3 esponenti indicati dall'Anci, 2 dall'Upi,
3 membri indicati dal governo, 2 dal Capo dello Stato. Infine, dai
presidenti emeriti della Repubblica e dai presidenti di Consulta,
Corte dei conti e Cnl). Permetterebbe di individuare gli argomenti
su cui Camera e Senato potrebbero già iniziare a lavorare. Uno
strumento dotato di poteri diversi rispetto alle commissioni
parlamentari che eviterebbe quegli inevitabili rimbalzi tra Camera
e Senato che si verificherebbero appena si andrebbe a toccare il
bicameralismo.
Un'ipotesi che però alcuni esponenti del Pdl hanno già
bocciato…
Ci sono state alcune critiche dettate principalmente dalla paura
che i tempi si allunghino. Oggi però consegnerò a tutti i
capigruppo e al Presidente del Consiglio la tempistica finalizzata
a dimostrare che la Convenzione accelera i tempi e non li allunga.
Secondo questo piano in un anno e mezzo, a partire da gennaio 2010,
potremmo avere terminato.
Passando ai contenuti, la bozza Violante può essere davvero
la base comune dalla quale partire?
A mio avviso è un ottimo punto di partenza. Prevedo però qualche
problema al Senato. Se è vero che alla Camera c'è una certa
convergenza, negli interventi in aula al Senato ho sentito troppi
distinguo. Rimane comunque un testo su cui lavorare e da ampliare.
Teniamo conto che quella proposta venne portata avanti da una
maggioranza risicata e composita, che, di conseguenza, dovette
rinunciare ad alcuni temi a causa del veto di Rifondazione
Comunista e dei Verdi. Penso ad esempio alla sfiducia
costruttiva.
Al di là delle elezioni regionali quali sono i principali
rischi che il cammino delle riforme incontrerà?
Vedo due tipi di problemi. Il
primo, di ordine politico, riguarda una parte dell'opposizione che,
anche se in passato era stata favorevole al presidenzialismo,
considera ancora oggi Berlusconi un'anomalia e potrebbe quindi
tirarsi indietro. Il secondo, di ordine pratico, riguarda gli
inevitabili intoppi che si generano quando degli organismi votano
per modificare se stessi. Questo è un nodo di cui nessuno parla, ma
è un problema serio e trasversale.
A tutto ciò si aggiunge il delicato tema della giustizia. Se il
governo approverà leggi che l'opposizione riterrà "salva-premier"
il dialogo non terminerà ancor prima di cominciare?
Non mi occupo di giustizia, sono però convinto che anche su questo
argomento bisognerebbe operare all'interno di una riforma di
sistema evitando provvedimenti che possono assumere l'aspetto di
leggi "ad personam". È proprio per questo che la bocciatura del
Lodo Alfano ha reso il cammino delle riforme molto più complicato.
Quando la maggioranza interverrà con leggi ordinarie che riguardano
tutti i cittadini per avere processi dai tempi giusti e certi, come
l'Europa ci richiede, spero che l'opposizione non blocchi il Paese
con il pretesto di attaccare Berlusconi.
La Lega sembra tra le forze più preoccupate che il tavolo delle
riforme non salti, soprattutto per non compromettere il lavoro sul
federalismo fiscale. Su questa materia, qual è lo stato dell'arte e
quali sono i vostri prossimi obiettivi?
L'approvazione del federalismo demaniale è un risultato molto
importante perché porta nuova linfa al territorio in modo rapido e
concreto. Non riguarda solo i beni immobiliari, ma, ad esempio, lo
sfruttamento del demanio idrico e tutte quelle competenze che
trasferite a livello del territorio rappresentano entrate certe,
senza dover aumentare le tasse. Ora stiamo lavorando alle
simulazioni sui costi standard, poi seguiranno i decreti
legislativi che dovranno trovare un incrocio con la riforma fiscale
generale, che ha molti principi già contenuti nella legge delega
del federalismo fiscale.
A proposito di fisco: Berlusconi chiede a Tremonti di poter
ridurre la pressione fiscale, inviando un segnale in questo senso
alle famiglie? È possibile secondo lei esaudire questo desiderio
tenendo i conti in ordine?
Innanzitutto, il grande risultato di Tremonti, che molti non
vedono, è rappresentato dal rimpatrio di 100 miliardi di euro dello
scudo fiscale. Se poi si volessero fare interventi di qualche
miliardo di euro non si favorirebbe la ripresa, sarebbe pura
demagogia perché la gente non si accorgerebbe di nulla. Servono
riforme di sistema e cifre diverse, che si potrebbero ottenere con
la lotta all'evasione fiscale dal basso, con il coinvolgimento del
territorio. Gli effetti positivi nel lungo periodo si ottengono con
l'autonomia impositiva del territorio e la riforma del fisco.
Per quanto riguarda le elezioni regionali il centrodestra potrebbe
scaricare l'Udc, come qualcuno propone, per rompere lo schema
casiniano dei due forni?
Berlusconi e Bersani sono i leader
e decideranno. Faccio però un appello ad entrambi: scaricate l'Udc.
Non ha senso allearsi con chi dichiara di voler abbattere il
sistema bipolare per tornare alla Prima Repubblica solo per
conquistare una regione in più. Il bipolarismo e l'alternanza sono
ormai entrati a far parte della cultura politica della gente. Detto
questo, con la logica dei due forni Casini finirà per bruciare il
pane.
Cosa intende?
L'opportunismo non pagherà, non stiamo parlando di comuni, di
tombini e di pali della luce, ma di regioni, dove si legifera. Gli
elettori dovrebbero sapere se l'Udc sceglie di allearsi con chi
ritiene importante la difesa della vita in tutte le sue fasi o con
chi è convinto dell'opposto.
La Lega si ritiene soddisfatta con le candidature in Piemonte e
Veneto? A quale risultato punta il centrodestra?
La Lega è assolutamente soddisfatta. Piemonte e Veneto erano i
nostri obiettivi e abbiamo condiviso la ricandidatura di Formigoni
in Lombardia. Le regioni che andranno al centrodestra saranno
tante, speriamo che non siano troppe perché in caso di "cappotto"
si verificherebbe lo stallo delle riforme.
I fatti di Rosarno hanno riportato sulle prima pagine dei giornali
il tema dell'immigrazione e dell'integrazione. Come giudica le
critiche alla legge Bossi-Fini?
Per quanto riguarda la Calabria,
c'è un problema di legalità e di segnali che la 'ndrangheta
ciclicamente manda allo Stato. A livello generale questi fatti
dimostrano l'impossibilità dell'integrazione senza che
l'immigrazione sia regolamentata attraverso, ad esempio, i tetti
numerici previsti dalla Bossi-Fini. Non è accettabile che si chiuda
un occhio sulla presenza di irregolari e che si tengano in
condizioni di sfruttamento, a discapito di quelle persone, dei
cittadini e dei lavoratori.
Nel governo sembrano esserci posizioni diverse: per quanto
riguarda il ddl sulla cittadinanza portato avanti da Fini sarà
scontro con la Lega?
Su questo tema concordo con Galli Della Loggia: la cittadinanza
rappresenti l'ultimo stadio del processo, affrontando in termini
inversi il problema le possibilità di integrazione
diminuiscono.
(Carlo Melato)