Ministro Calderoli, il suo collega di Lega e di governo
Maroni ha detto che «si è troppo buoni con gli immigrati», e a
Rosarno è ripresa la caccia all'uomo. Lo Stato, invece di difendere
i migranti, li ha portati via dalla città. Maroni dovrebbe fare
autocritica? «Assolutamente no. Io sono completamente
d'accordo con Roberto Maroni. Le sue parole hanno evidenziato un
aspetto peculiare della situazione, e sta facendo un grande lavoro.
Sono i problemi legati al fenomeno della clandestinità, che noi
stiamo combattendo».
Ma il nemico dello Stato a Rosarno non è piuttosto
la 'ndrangheta? «Questo è un aspetto peculiare della
vicenda. Ma porsi la questione è come chiedersi se è nato prima
l'uovo o la gallina: è evidente che la criminalità organizzata può
sfruttare la condizione dei clandestini. Anche per questo noi
stiamo facendo di tutto per cancellare la condizione di
clandestinità nel nostro Paese».
E allora perché voi della Lega non permettete, come si è
fatto per colf e badanti, che vengano regolarizzati i lavoratori
stagionali? Le imprese ne hanno bisogno, perché lasciarli alla
mercè della 'ndrangheta oltre che dello sfruttamento?
«Contesto che vi siano imprese che debbano vivere sul lavoro
clandestino. Lo contesto assolutamente: chi vive sul lavoro nero e
sullo sfruttamento non può neanche chiamare impresa la propria
attività. Regolarizzare? Ma stiamo scherzando? Con la situazione
che c'è, bisogna essere rigorosi, altro che regolarizzazioni. Nel
Sud d'Italia la disoccupazione è al 18 per cento, il lavoro deve
andare agli italiani che vogliono e possono farlo, non agli
immigrati clandestini».
Si tratta di lavori che gli italiani non vogliono più
svolgere da decenni, ministro. Così è come se lei dicesse:
andassero a lavorare i meridionali, al posto dei
clandestini... «Non è assolutamente quello che sto
dicendo. Anzitutto, quello del lavoro stagionale è un trucco: gli
immigrati vengono per la raccolta dei pomodori o delle arance e
poi, invece di andarsene, restano. La stagionalità è un aggiramento
delle leggi. La verità è che si ricorre ai clandestini perché quel
lavoro, se fosse regolare, costerebbe troppo. E invece il lavoro o
è regolare, o non è. Non deve essere sottopagato: li pagassero di
più, quei lavoratori, e così lavoreranno anche gli italiani. Se è
questo il problema, lo affronteremo: con paghe più eque noi daremo
una mano riducendo il costo fiscale e contributivo del
lavoro».
Per ora, gli italiani di Rosarno si limitano a sparare sui
clandestini, e non solo a parole. In altre zone del Sud e della
stessa Calabria il razzismo invece non c'è. Questi fenomeni non
dovrebbero spaventarvi, invece che essere salutati come se stesse
nascendo il leghismo al Sud? «Certamente ho visto più
energia nelle reazioni al Sud che non al Nord, così come ho sempre
visto più energia nelle reazioni contro i clandestini tra gli
immigrati regolari. Non è interesse di nessuno che vi siano
irregolari, e occorre impegnarsi con chi già lavora nel nostro
Paese, se si accettano continue regolarizzazioni l'Italia diventerà
tutta come Rosarno, la malavita dà anche i suoi segnali. Non
possiamo garantire a troppi la possibilità di integrazione».
Ma se lei riconosce la necessità dell'integrazione, perché
si oppone al disegno di legge propugnato da Fini sui diritti di
cittadinanza agli immigrati? «Perché non ce n'è bisogno.
Gli immigrati regolari i diritti li hanno già garantiti dalla
Costituzione, il diritto al voto a che serve? Così, si
rischierebbero ancora più reazioni da parte dei clandestini. Serve,
invece, un esame come negli Usa. Che sappiano la lingua, e che
accettino il codice civile e quello penale».
ANTONELLA RAMPINO