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"Le circoscrizioni? Nove su dieci oggi sono
inutili"
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Ministro Calderoli, nel maxiemendamento alla Finanziaria
avete imposto un taglio alla burocrazia dei Comuni. Oltre al tetto
a consiglieri e assessori, abolite circoscrizioni, consigli di
quartiere, direttori generali, difensori civici. I sindaci delle
grandi città sono allarmati. Ma che fretta c'era di introdurre
queste novità se entreranno in vigore solo alla fine della
legislatura o alla scadenza dei contratti?
«In Finanziaria tocca lavorare con la sega invece che col cesello.
Ma va bene così».
E perché?
«Siccome le norme andranno a regime non prima di un paio d'anni,
c'è tutto il tempo di discutere i dettagli. In questo modo i Comuni
sono indotti a sedersi al tavolo e lavorare per fare insieme una
buona riforma delle autonomie, un pezzo fondamentale del
federalismo».
Intanto la norma che entra in Finanziaria abolisce tutte le
circoscrizioni. Da Roma in giù.
«Mi permetto di correggerla: da Bolzano in giù. Il governo Prodi,
al quale non bastavano cento sottosegretari, aveva avuto la bella
idea di permetterne la costituzione nei Comuni dai centomila
abitanti in su».
A Roma hanno una circoscrizione, Ostia, che ha più di trecentomila
residenti. Va abolita anche quella?
«Come le dicevo, c'è tutto il tempo di discutere le specificità,
come è il caso di Roma. L'unica norma che considero immodificabile
è la sforbiciata a consiglieri e assessori. Resta un fatto: il 90%
delle circoscrizioni e dei consigli di quartiere è inutile».
Addirittura inutili? Non servono ad avvicinare l'amministrazione ai
cittadini?
«In molti casi sono diventate Comuni nei Comuni, un ulteriore
livello di governo con poteri esecutivi. Sono costose, e nelle
grandi città hanno finito per soppiantare la rappresentatività dei
consigli comunali».
E come li si rende più rappresentativi secondo lei?
«Ci vuole una nuova legge elettorale per i Comuni che, sul modello
delle Province, permetta su collegi piccolissimi la scelta di
consiglieri che rappresentino ogni quartiere».
Ma in questo modo lei non contraddice il presupposto sul quale
dovrebbero nascere le città metropolitane?
«Quale che sia l'assetto, l'organo di governo territoriale dei
Comuni deve essere uno solo. La Costituzione non ne ammette
altri».
E i direttori generali? Anche in questo caso non sempre sono
inutili.
«Vedremo cosa fare nei grandi Comuni. Ma sia chiaro: la stagione
dei direttori generali è finita. Non esiste che nei Comuni ci sia
un funzionario pubblico, il segretario generale, e i direttori,
assunti con contratti da favola, che il più delle volte fanno le
stesse cose. E il sindaco che fa? Lo mandiamo a casa?»
Abolite anche i difensori civici. Perché?
«Non si è mai visto un difensore dall'amministrazione che dipende
dall'amministrazione stessa. Deve semmai esistere a livello
provinciale, al servizio di più Comuni. Ogni Regione deciderà quale
soluzione adottare e a quale livello collocarlo».
Un'altra norma che avete introdotto è quella che abolisce il
finanziamento statale alle comunità montane. Allo stesso tempo però
avete concesso al fondo per la montagna trenta milioni di euro in
tre anni. Con una mano togliete, con l'altra date.
«Quel fondo stanzia risorse per i Comuni di montagna, non per le
Comunità montane. Abbiamo affermato un principio: il 30% delle
risorse assegnate in precedenza alle Comunità deve essere girato ai
Comuni di montagna. E il territorio di questi ultimi si deve
trovare per almeno il 75% al di sopra dei 600 metri».
E del finanziamento alle Comunità montane che ne sarà?
«Decideranno le Regioni. Se a titolo di esempio in Puglia
intendessero concedere lo status a Comuni sul mare, facciano pure.
Se lo dovranno pagare con il proprio bilancio e ne risponderanno di
fronte ai cittadini». |
ALESSANDRO BARBERA
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