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Intervista al Ministro Calderoli: Rispetto la Curia, ma non abbasso la testa - La Repubblica
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Calderoli: rispetto la Curia, ma non abbasso la testa
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"Non c´entra con Milano È come mettere in Sicilia un sacerdote
mafioso"
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Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione, perché la
Lega attacca il cardinale Dionigi Tettamanzi?
«Noi della Lega abbiamo non solo il massimo rispetto, ma anche un
dialogo aperto con le massime espressioni della Chiesa, quella
romana. A partire dal cardinale Bertone. È sorprendente che
qualcuno voglia fare della dietrologia sui nostri richiami».
Cioè?
«Avremmo voluto che certe battaglie trovassero sponda anche in chi
dovrebbe praticare l´evangelizzazione. Invece, le uniche voci a
sostegno sono venute solo dalla nostra parte. Avere il massimo
rispetto non vuol dire abbassare la testa. Il rispetto deve essere
reciproco».
Che cosa intende dire?
«La Chiesa romana ha un notevole equilibrio nel far prevalere i
principi delle radici cristiane. Avevo già detto che qualcuno nella
Curia di Milano era figlio del cattocomunismo. L´autonomia è di
tutti, ma l´orientamento della Chiesa sui problemi della
globalizzazione dovrebbe essere tenuto presente anche dai loro
sottoposti. Lo spirito cristiano deve guidare ogni uomo politico,
non dipendere dall´emozione del momento. Questo principio deve
valere per tutti».
Si riferisce all´arcivescovo di Milano?
«La grande capacità della chiesa territoriale dovrebbe essere la
vicinanza con il territorio. Sa che cosa le dico»?
Cosa?
«Che Tettamanzi con il suo territorio non c´entra proprio nulla.
Sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia».
È una forte accusa. Perché?
«Perché non parla ai milanesi Perché, per esempio, Tettamanzi non è
mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei
rom? Non spetta a noi intrometterci nei rapporti tra le cariche
ecclesiastiche, ma non posso non vedere che tra le nostre posizioni
e quelle della maggioranza dei vescovi, della Chiesa romana fino
alla Cei c´è la massima assonanza. Non con quelle di Milano».
Trova giusto che la Padania si domandi se Tettamanzi sia un
cardinale o un imam?
«Sono provocazioni. Ma se i toni si alzano è perché i nostri
appelli cadono nel vuoto».
Anche l´arcivescovo di Milano si è sempre schierato a difesa delle
regole.
«No. Questo è ciò che ci distingue da alcuni prelati come
Tettamanzi. Lui concepisce lo spirito cristiano basato sui diritti
slegati dai doveri. Noi, invece, pensiamo che tutti abbiano dei
diritti, ma a fronte di doveri».
Si spieghi meglio.
«Negare che persone di una certa etnia facciano un tipo di attività
è disconoscere la realtà. Seguendo la logica dei "poverini" non si
va da nessuna parte. Si trasformano solo i nostri poverini in
agnelli sacrificali».
Sta dicendo che l´arcivescovo di Milano fa politica?
«Faccia quello che vuole. Noi continueremo ad andare nel senso
opposto. A Milano o in Lombardia un sacerdote che fa politica non
lo ascolta nessuno». |
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| ANDREA MONTANARI |
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