Semplificazione normativa

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Intervista al Ministro Calderoli: Ci troveremo in una fase antidemocratica se passa il referendum - Il Piccolo

Calderoli: «Ci troveremo in una fase antidemocratica se passa il referendum»

«Con l’Udc va aperta una riflessione sulla presenza nelle giunte di centrodestra: non può continuare a tenere i piedi in due staffe»

TRIESTE «Il governo ha fatto un lavoro incredibile». I meriti? «Di tutti, ma la Lega Nord pedala, eccome pedala». Roberto Calderoli, oggi e domani a Vicenza agli Stati Generali del Carroccio, «per fare il punto sulla situazione pre-elettorale», traccia il bilancio del primo anno di governo e gongola. Parla di emergenze “affrontate e risolte», di «vita semplificata» al cittadino, di crisi economica «gestita per tempo». «L’emblema è la Fiat che compra la Chrysler – sottolinea il ministro leghista per la Semplificazione normativa –, mesi fa accadeva il contrario». Un ritardo, almeno uno? «Va portato a termine il provvedimento su immigrazione e sicurezza». I prossimi grandi appuntamenti? «Riforma costituzionale e legge elettorale. Passasse il referendum, ci troveremmo in una fase di deriva antidemocratica». Ma quale riforma? «L’obiettivo è ridurre i parlamentari e porre fine al bicameralismo perfetto».

Ministro Calderoli, avete fatto più o meno del previsto in un anno?

Molto di più. Abbiamo affrontato questioni di gravità assoluta, a partire dalle emergenze. Da Napoli ad Alitalia. Tutto affrontato e risolto.

Non la crisi.

Non dico che stiamo facendo meglio di tutti, ma certamente subiamo effetti minori. Abbiamo anticipato la crisi e preso contromisure preventive che ora altri applicano a livello internazionale. Le operazioni della Fiat sono simboliche.

Merito più di Berlusconi o della Lega?

Meriti uguali. Certo è che i nostri ministri stanno dando il massimo. Maroni ha fatto tantissimo e chiuderà solo con lieve ritardo l’operazione sicurezza. Zaia ha portato a casa le quote latte: un’Italia che in Europa si limitava a subire le scelte in materia di agricoltura torna a far sentire la sua voce. Ci sarà anche qualche malumore per la nostra intraprendenza ma noi siamo proprio contenti.

La sua semplificazione?

Abbiamo cancellato già 36mila norme e reso più facile la vita ai cittadini. Passeremo da 400mila a 14.200 atti normativi. Entro il 2012 ridurremo oneri amministrativi per 75 miliardi di euro. Effetti concreti di quest’azione si vedono anche sui costi energetici: la semplificazione porterà il Nord a pagare 1,5 miliardi annui in meno, mentre prima, rispetto al Sud, pagava 130 milioni di euro in più ogni mese. Alla fine i costi risulteranno ridotti per tutti.

Il traguardo più importante?

Aver portato avanti in modo ottimale e in soli sei mesi un provvedimento epocale come il federalismo fiscale.

Specialità regionale del Friuli Venezia Giulia?

Non a rischio, come già ripetutamente detto.

Un rammarico, ritardi sulla sicurezza a parte?

Non aver ancora risolto completamente la questione del Patto di stabilità per i Comuni virtuosi.

Berlusconi è diventato bravo?

Berlusconi è cresciuto. Senza però perdere le sue caratteristiche di diversità rispetto alla politica tradizionale. Il valore aggiunto è rimasto e si è integrato con una maggiore esperienza di governo. Oggi il premier fa un buon gioco di squadra e offre spazi di manovra ai suoi ministri. Noi, quegli spazi, li sfruttiamo a dovere.

Andrete fino in fondo per 5 anni?

Questo è un governo di legislatura costituente, dobbiamo risolvere incompiute lasciate sul tavolo da decenni. Si tratta di ridurre doppioni, triplicazioni, sprechi. Per questo si resta male a litigare sul Patto di stabilità con gli enti locali mentre tanti soggetti intermedi spendono e spandono.

Enti che lei definisce inutili e che intende tagliare. Pure le Province?

Non si poteva andare avanti così. Non possono cioè sopravvivere 20 mila società partecipate e 12mila consorzi. E nemmeno comunità montane, circoscrizioni comunali, bacini imbriferi, parchi e autorità d’ambito territoriale, sottobosco di sprechi di denaro pubblico, un sistema che ha creato storture da correggere. Le Province si vedranno attribuire le funzioni degli enti soppressi e saranno così più produttive.

E i Comuni?

Consigli comunali a 12 e giunte a 6 più il sindaco andranno drasticamente ridotti.

Torniamo alla politica. Non tutto è andato liscio nel rapporto con il Pdl.

È un problema di quel partito, non nostro. Le anime distinte di Fi e An sono chiamare a convivere e non è mai un processo facile. La Lega rimane invece molto coerente. La filosofia è quella e l’opinione non muta. L’elettorato sta dalla nostra parte.

Sul referendum elettorale può aprirsi uno scontro con Berlusconi?

Berlusconi ha detto che voterà «sì» rispondendo a una specifica domanda. Ma non è né promotore del referendum, né mostra un atteggiamento che acceleri verso quel «sì».

Un «sì» che, tuttavia, a lui converrebbe.

Solo in termini di espressione di voto, il problema è molto più serio. Dubito fortemente che accada ma, passasse il referendum, avremmo una legge che consente a un solo partito di ottenere il 55% dei seggi, situazione di totale dissonanza con la democrazia.

Eppure lei stesso ha definito “porcata” la legge attuale.

Guardando ciò che può succedere, la «porcata» è diventata un «paradiso». La maturazione delle forze politiche ha prodotto una situazione di stabilità. Spesso alle leggi elettorali si dà comunque troppa importanza.

La Lega ne sta predisponendo una. Come sarà?

L’obiettivo è ridurre i parlamentari e porre fine al bicameralismo perfetto. Serve una Camera dei deputati che favorisca governabilità e un Senato federale, con una legge realmente federalista attraverso la quale siano realmente le Regioni a esprimere i senatori.

Se passa il referendum, andranno sciolte le Camere?

Va fatto ogni tentativo per scongiurare quel rischio. In un momento di crisi economica così grave, sarebbe demenziale.

Come giudica un anno di opposizione di Pd e Di Pietro?

Contrasto assoluto sulle azioni di governo, dato che le loro proposte porterebbero, anziché a risolverla, ad aggravare la crisi. Va dato però atto che sul federalismo fiscale il confronto è stato molto serio e che in generale sulle riforme c’è stata buona volontà per cambiare assieme le regole del gioco.

Che ne pensa del caso familiare di Berlusconi?

Il vecchio detto «tra moglie e marito non mettere il dito» è perfetto.

La vicenda creerà problemi al governo?

No. Finita la spettacolarizzazione, se la gestiranno da soli.

Una settimana fa lei ha chiesto l’uscita dell’Udc dalle giunte, pure da quella del Friuli Venezia Giulia.

Non si possono tenere i piedi in due staffe. L’Udc, per le amministrative, fa accordi con la sinistra per conquistare pezzetti di potere.

Il presidente Tondo ha però detto che in regione i centristi sono alleati affidabili.

Credo che andrà aperta in ogni caso una riflessione molto importante sulla loro presenza nelle giunte di centrodestra.

MARCO BALLICO





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