La modifica del titolo V della Costituzione del 2001 ha
attribuito allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materia
di funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane.
Dal 2001 ad oggi nessuno ha definito tali funzioni lasciando un
vuoto normativo che ha favorito duplicazioni e sperperi di risorse
pubbliche.
La nostra proposta di riforma va a riempire tale vuoto e
definisce puntualmente, per la prima volta, le funzioni
fondamentali degli enti locali, risolvendo una volta per tutte
l'annoso problema del "chi fa che cosa", cosa che si è resa ancora
più necessaria per la realizzazione del federalismo fiscale,
quindi, la riforma non è, come dice l'interrogante, in rotta di
collisione con il federalismo fiscale, ma ne rappresenta un
elemento imprescindibile per la sua realizzazione.
A proposito, è falso sostenere, come fanno gli interroganti
nella loro premessa, che il decreto Ronchi abbia prorogato il
termine per l'emanazione del primo decreto attuativo che era e
resta il maggio 2010.
È vero, invece, che non si sono abolite le province, cosa che
non sarebbe stato possibile fare con legge ordinaria come quella in
oggetto (ci sarebbe voluta una legge costituzionale), ma ne
proponiamo una riduzione nel numero e una loro razionalizzazione,
coerentemente con il programma di questa maggioranza che parla di
abolizione non delle inutili province ma delle province inutili,
che è quello che stiamo facendo.
Forse meno coerenti sono state quelle forze politiche che hanno
chiesto l'abolizione delle province e hanno poi candidato in ogni
provincia d'Italia propri esponenti alla carica di presidenti di
provincia.
Abbiamo proposto però l'abolizione di altri enti o figure
inutili: le comunità montane, a livello di legislazione statale; i
consorzi di funzioni; i difensori civici comunali; le
circoscrizioni di decentramento. Abbiamo ridimensionato il numero
dei consiglieri comunali, provinciali e di circoscrizione passando
dagli attuali 130.341 consiglieri a 93.795 a regime, con una
riduzione, quindi, di 36.546 posti.
Abbiamo ridimensionato le giunte comunali e provinciali passando
dagli attuali 21.355 assessori ai futuri 14.757.
Quindi con un saldo complessivo di 51.303 poltrone in meno, con
un risparmio a regime di centinaia di milioni di euro.
Appare infine curioso parlare di sottrazione di sovranità ai
comuni e di svuotamento del ruolo del sindaco. Il sindaco, con
questa riforma, esce rafforzato (nei piccoli comuni potrebbe anche
fare a meno della giunta) e il consiglio comunale torna,
finalmente, ad avere un suo ruolo e una sua dignità.
Una precisazione per concludere: il ministero della
Semplificazione Amministrativa, a cui è diretta l'interrogazione,
non esiste nell'attuale compagine di Governo