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Question Time del 25 novembre 2009

La modifica del titolo V della Costituzione del 2001 ha attribuito allo Stato la potestà legislativa esclusiva in materia di funzioni fondamentali di comuni, province e città metropolitane. Dal 2001 ad oggi nessuno ha definito tali funzioni lasciando un vuoto normativo che ha favorito duplicazioni e sperperi di risorse pubbliche.

La nostra proposta di riforma va a riempire tale vuoto e definisce puntualmente, per la prima volta, le funzioni fondamentali degli enti locali, risolvendo una volta per tutte l'annoso problema del "chi fa che cosa", cosa che si è resa ancora più necessaria per la realizzazione del federalismo fiscale, quindi, la riforma non è, come dice l'interrogante, in rotta di collisione con il federalismo fiscale, ma ne rappresenta un elemento imprescindibile per la sua realizzazione.

A proposito, è falso sostenere, come fanno gli interroganti nella loro premessa, che il decreto Ronchi abbia prorogato il termine per l'emanazione del primo decreto attuativo che era e resta il maggio 2010.

È vero, invece, che non si sono abolite le province, cosa che non sarebbe stato possibile fare con legge ordinaria come quella in oggetto (ci sarebbe voluta una legge costituzionale), ma ne proponiamo una riduzione nel numero e una loro razionalizzazione, coerentemente con il programma di questa maggioranza che parla di abolizione non delle inutili province ma delle province inutili, che è quello che stiamo facendo.

Forse meno coerenti sono state quelle forze politiche che hanno chiesto l'abolizione delle province e hanno poi candidato in ogni provincia d'Italia propri esponenti alla carica di presidenti di provincia.

Abbiamo proposto però l'abolizione di altri enti o figure inutili: le comunità montane, a livello di legislazione statale; i consorzi di funzioni; i difensori civici comunali; le circoscrizioni di decentramento. Abbiamo ridimensionato il numero dei consiglieri comunali, provinciali e di circoscrizione passando dagli attuali 130.341 consiglieri  a 93.795 a regime, con una riduzione, quindi, di 36.546 posti.

Abbiamo ridimensionato le giunte comunali e provinciali passando dagli attuali 21.355 assessori ai futuri 14.757.

Quindi con un saldo complessivo di 51.303 poltrone in meno, con un risparmio a regime di centinaia di milioni di euro.

Appare infine curioso parlare di sottrazione di sovranità ai comuni e di svuotamento del ruolo del sindaco. Il sindaco, con questa riforma, esce rafforzato (nei piccoli comuni potrebbe anche fare a meno della giunta)  e il consiglio comunale torna, finalmente,  ad avere un suo ruolo e una sua dignità.

Una precisazione per concludere: il ministero della Semplificazione Amministrativa, a cui è diretta l'interrogazione, non esiste nell'attuale compagine di Governo

 

 

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